Ho apprezzato un breve intervento di Massimo Cacciari sull'arte contemporanea. In poche parole ribadisce con forza un concetto che sposta definitivamente l'attenzione dall'opera intesa come frutto di una relazione visibile tra mano dell'artista, materia e opera, alla sua natura eminentemente concettuale.
"L'arte contemporanea è arte pensante come mai in passato.
Che cerca di pensare e di dare a pensare. Non soltanto di piacere. Non di rappresentare ciò che esiste, ma di pensare al nuovo. Cosa tipica di tutti i gesti avanguardisti dell’arte contemporanea."
Quindi la focale si sposta dalla manipolazione dei materiali all'idea, al messaggio, al canale. Al senso, alla nebulosa di segni che il linguaggio verbale non è in grado di contenere.
L'arte prodotta con procedimenti digitali trova nell'uso dell'intelligenza artificiale un mezzo privilegiato per mostrare la propria purezza concettuale. Arte pensante fatta con strumenti adatti a pensare. Che prescinde dalla sostanza dell'espressione: pura idea che può prendere forma su una tela stampata su un plotter, sullo schermo di un video o sul cofano di un'automobile.
Hegel avrebbe finalmente la risposta che cercava, quando chiedeva all'arte una dimostrazione della ragione per cui avesse una ragione di esistere "nel mondo dell'intelletto, della scienza e della tecnica". Perchè ogni gesto artistico è chiamato a dare una giustificazione della propria necessità di esistere nel mondo.