Nella pittura deformalista l’astratto come scelta stilistica si fa carico di alcune funzioni che sono strettamente legate al contesto storico in cui viviamo oggi. E’ una dichiarazione di identità non algoritmica, un manifesto di resistenza alla profilazione estetica. Questo atto di indipendenza culturale accomuna sia l’autore dell’opera che colui che decide di esibirla nel contesto del proprio arredamento domestico. E’ qualcosa che va oltre il rapporto diadico autore-fruitore, rapporto estetico ed intimistico. Tende ad allargarsi per diventare un dispositivo relazionale rivolto a terzi, in parole semplici un manifesto/dichiarazione di singolarità e di autonomia culturale, di opposizione alla profilazione.
Opera astratta come opera opaca, resistente alle similitudini statisticamente suggerite, sfuggente ai cluster di consumo condiviso. Un’opera il cui senso sfugge ai like, un’opera che fa senso. Non compiacente, carica di mistero, che urla il diritto all’enigma. Una immagine che non crede nulla in cambio, che non traccia i tuoi dati biometrici mentre la guardi, indifferente ai tempi di attenzione, un presenza silenziosa che rivendica il diritto all’esistenza di un gusto libero perchè imperfetto.
La letteratura sull’uso artistico dell’intelligenza artificiale appare, al momento, frammentata, poco sistematica e affidata alle intuizioni dei singoli artisti coinvolti. Ma……
Continua a leggereAlla Scuola Normale Superiore di Pisa, in Italia, stanno lavorando ad un interessante uso della AI: calcola un Indice della pace aggiornato in modo costante, segnala dove sta……
Continua a leggereLa teoria dei segni e delle produzioni di codice oramai da mezzo secolo ha già sintetizzato le regole che distinguono i tratti specifici ricorrenti di un autore, e che ne rendono……
Continua a leggereHo apprezzato un breve intervento di Massimo Cacciari sull'arte contemporanea. In poche parole ribadisce con forza un concetto che sposta definitivamente l'attenzione dall'opera……
Continua a leggere